Visitare Crotone

Visitare Crotone

Marzo 23, 2021 2023-01-18 19:34

“L’essenza delle cose è eterna” Filolao

Città di mare, di storia, di cultura e del buon cibo, Crotone, offre ai suoi visitatori un vasto patrimonio culturale che ha attraversato due millenni, passando dalla archeologia della Magna Grecia alle fortificazioni della dinastia aragonese, a un centro storico medievale, dove si costruirono preziose case nobili e antichi luoghi di culto.

VIII secolo a.C.

Kroton

La fondazione di Kroton avvenne sulla fine dell’VIII secolo a.C. ad opera degli Achei. Di tale evento la leggenda ha tramandato la storia di Myskellos di Rhype il quale, avendo interrogato l’oracolo di Apollo a Delfi ebbe l’ordine di fondare una nuova città nel territorio compreso fra Capo Lacinio e Punta Alice.
Attraversato il mare ed esplorate quelle terre, Myskellos si chiese se non fosse stato meglio fermarsi a Sybaris, già florida e accogliente anziché affrontare i rischi della fondazione di una nuova città. Il dio adirato gli ordinò di rispettare il responso dell’oracolo, intimandogli di fermarsi fra il promontorio Lacinio e la sacra Krimisa.
Il ricordo di questa tradizione legata alla divinazione della sacerdotessa di Apollo, si mantenne nel tempo, tanto che il tripode delfico, inciso sulle monete coniate a Kroton, rimase fino ad età romana l’emblema della città.
Un’altra leggenda si intreccia al racconto della fondazione; sarebbe stato Eracle o Ercole a fondare la città in onore del suo amico Kroton, da lui ucciso per errore al posto del ladrone Lacinio che gli aveva rubato alcuni buoi. Per onorare l’amico che lo aveva ospitato, Ercole lo fece seppellire con solenne cerimonia sulle sponde del torrente Esaro e poi vicino alla tomba fece sorgere la città che prese il suo nome. Mentre un’altra tradizione fa risalire il nome della città all’eroe Crotone, fratello di Alcinoo re dei Feaci.
La fama di Kroton nell’antichità era legata alla salubrità del suo clima e alla prestanza fisica dei suoi uomini, tanto che superò ogni altra polis greca nel numero di vincitori nei Giochi Olimpici: un proverbio diceva “ultimo dei Crotoniati primo dei Greci”.
La città era inoltre un centro culturale ricchissimo di fermenti, come testimonia la presenza, a partire dal 530 a.C. circa, del filosofo e matematico Pitagora e della prestigiosa scuola di medicina di Alcmeone.
I discepoli di Pitagora vivevano in una comunità organizzata e regolata dalle leggi dello stesso maestro; studiavano le discipline del quadrivio (musica, aritmetica, geometria e astronomia). Credevano anche nel potere magico dei numeri e nei culti orfici. I pitagorici furono i primi a fondare una scuola di insegnamento superiore, a Metaponto ed a Kroton molto simile alle nostre università.
La grande ricchezza e l’intraprendenza degli abitanti la spinsero a muovere guerra alla sua più diretta rivale: nel 510 a.C. i Crotoniati armarono un esercito guidato dall’atleta Milone e annientarono le forze sibarite, distruggendo per sempre la città di Sybaris.
Dopo la vittoria la potenza di Kroton raggiunse l’apogeo e le sue mire espansionistiche la portarono a cercare l’egemonia su tutte le rotte commerciali del territorio dell’attuale Calabria.
A tanto splendore doveva corrispondere una città grande e ben strutturata, infatti Tito Livio parla di un perimetro urbano di circa diciotto chilometri; gli scavi sulla collina di Santa Lucia hanno portato alla luce tratti di quella cinta muraria, databili IV secolo a.C., realizzata in grossi blocchi di arenaria.
Gli ultimi tempi hanno visto un grande incremento nei lavori di scavo: si è andato definendo l’impianto urbanistico della città articolato su maglie regolari, orientato nord-sud con strade larghe circa cinque metri, in cui si possono grosso modo distinguere tre nuclei dei quali l’area dell’attuale Castello rappresenta l’Acropoli.
Non è stata ancora data un’ubicazione certa all’antico porto, anche se si ipotizza l’esistenza di un porto artificiale costruito alla foce dell’Esaro, ma è certo che nella città si svolgeva una forte attività commerciale e produttiva, come documentano le interessanti scoperte nelle aree cosiddette delle Cooperative e delle Vigne di Galluccio.
A Kroton esistevano inoltre importanti aree sacre e santuari suburbani, il più famoso dei quali era il santuario di Hera Lacinia (VI secolo a.C.). L’imponente tempio dorico periptero esastilo, un tempo decorato dai dipinti di Zeusi e del quale non resta che un’alta colonna, era luogo di venerazione da parte di tutti i Greci d’Occidente.
Negli ultimi anni nell’area di Hera Lacinia a Capo Colonna sono stati riportati alla luce i resti di un più antico edificio di culto; altre strutture sacre sono state scavate a “Vigne Nuove”, mentre è stato rintracciato un più antico santuario (VII-VI secolo a.C.) detto di Sant’Anna, in cui probabilmente veniva venerata una divinità acquatica.
I rinvenimenti archeologici hanno confermato lo stretto rapporto dei Greci con le popolazioni autoctone all’epoca della colonizzazione; anche il celeberrimo santuario di Hera Lacinia venne probabilmente fondato su un’area già considerata sacra dalle popolazioni locali e il cui carattere religioso si è mantenuto inalterato fino ai nostri giorni.
Diodoro Siculo racconta della consuetudine che avevano le donne di Kroton di piangere ogni anno la morte di Achille, mostrando così la loro partecipazione al dolore della madre Teti, colei che aveva fatto il dono delle terre di Capo Lacinio: ancora oggi le donne di Crotone, attraverso la devozione alla Madonna di Capo Colonna, mantengono viva la consuetudine di un’attività di culto essenzialmente femminile.
Oltre alla città di Kroton, l’intero territorio legato alla polis è stato oggetto di studi che hanno documentato una complessa presenza di culture già in età assai antiche.
La presenza di villaggi indigeni e il loro rapporto con il mondo greco delle colonie è stata rilevata in moltissime zone del crotonese come le Murge di Strongoli, il Timpone del Gigante a Cotronei (nel cuore della Sila), a Cerenzia, a Casabona, a Cirò Superiore.
Un sito che continua a restituire materiale archeologico di estremo valore storico e artistico è la città di Strongoli (antica Petelia), dove sono stati riportati alla luce le decorazioni architettoniche di un tempio (IV secolo a.C.), un gocciolatoio a protome leonine, un acroterio di grandi dimensioni.
Il ricco materiale rinvenuto nel corso degli scavi nella città di Kroton e nel suo territorio può essere ammirato nel Museo Archeologico Statale di Crotone.

centro-storico

Centro storico

Fino agli inizi di questo secolo Crotone era ridotta a quello che è ora il centro storico, cioè a quella parte della città che è compresa all’interno delle mura, costruite nel XVI sec. per volere del Vicerè Don Pedro di Toledo. Delle mura ora rimane qualche visibile testimonianza (il tratto meglio conservato è a piazza Mercato).
L’acropoli era situata dove ora sorge il castello che domina il porto.
La città comunicava con la campagna circostante attraverso un ponte levatoio, clic la sera veniva alzato con due grosse catene e la porta rimaneva chiusa tutta la notte. Davanti c’era un largo e profondo fosso. Nel 1867 il sindaco Raffaele Lucente fece demolire la porta centrale e il ponte di accesso e il fossato fu riempito. La porta era larga circa due metri, vicino stavano l’esattoria dei dazi comunali e il corpo di guardia nazionale (piazza Vittoria).

Cattedrale di San Dionigi

L’impianto originario risale con molta probabilità al IX secolo, ma i vari rifacimenti non consentono di datarla in modo certo. Oggi è comunque visibile una struttura del XV secolo. La facciata è in stile neoclassico con tre portali e campanile sulla destra. L’interno in stile neoclassico presenta tre navate asimmetriche. Dell’impianto originario rimane – nella navata destra – una conca battesimale in pietra con motivi zoomorfi medievali. Nella navata sinistra vi è la Cappella di S. Dionigi con la statua lignea del XVIII sec., a mezzo busto e testa recisa nelle proprie mani. La cattedrale conserva un quadro di grande valore artistico del XVIII sec. del pittore crotonese Nicola Lapiccola, che rappresenta Gesù di ritorno dalla visita ai dottori. Il pulpito monumentale in marmi policromi e bronzo, opera dell’architetto Farinelli, è del 1898. Nella navata destra vi è la Cappella della Madonna di Capocolonna, progettata dall’architetto Pier Paolo Farinelli nel 1898, e affrescata dal Severini. Ha una cancellata in bronzo dorato di stile barocco. In fondo alla cappella c’è il quadro della Madonna, la tavola bizantineggiante è l’unico esemplare in Calabria dove predomina il tipo della Madonna in trono o a mezzo busto. Famoso è il pellegrinaggio della Madonna da Crotone a Capocolonna che si svolge ogni anno nella seconda domenica di maggio e ogni sette anni è la festa grande (molti fedeli percorrono a piedi la strada fino al santuario di Capocolonna, ripetendo l’antica tradizione dei pellegrini che si recavano in pellegrinaggio a rendere omaggio alla dea Hera sul promontorio Lacinio). All’inizio della navata destra vi è un dipinto su tela di stile romano del secolo XVII che raffigura il martirio di S. Dionigi.

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Cinta muraria

Aveva inizialmente cinque spontoni o baluardi ad angolo acuto che in onore del vicerè presero il nome di: Toledo (o dell’Immacolata dalla chiesa che sorge vicino), Don Pedro (o di S. Giuseppe dalla chiesa omonima), Marchese, Villafranca e Pedro Nigro. Furono aggiunti in seguito altri due spontoni, per rinforzare le mura della città: lo spontone “de Miranda”, costruito durante il viceregno di Giovanni de Zuriga conte di Miranda (1586-1595), e bastione del fosso (1550), dove attualmente vi sorge la villa comunale. I bastioni furono demoliti in seguito alla costruzione della sottostante via Regina Margherita.

Chiesa di San Giuseppe

Edificio barocco con portale in arenaria locale, decorato a lesene e vari motivi ornamentali, con iscrizione del 1719.

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Complesso monastico Santa Chiara

È di fondazione cinquecentesca con decorazioni barocche del 1700. Fu sede delle monache Clarisse, poi il monastero fu occupato dai frati Domenicani e infine dai Padri minori Francescani. Nel 1971, durante i lavori di restauro fu scoperta una costruzione originalissima: una grande cisterna sotterranea a forma di cupola, destinata probabilmente a contenere l’acqua piovana che risalirebbe o all’VIII – IX sec., o all’epoca della costruzione del convento. La cisterna fu poi chiusa e adattata ad una suggestiva cappella in onore di S. Massimiliano Maria Kolbe, ucciso dai nazisti ad Auschwits in un bunker. Nella parte superiore della chiesa ci sono delle costruzioni in legno dette “matronei”, balconcini dove le suore partecipavano alle funzioni religiose senza essere viste. Originale è l’organo a canne con ante dipinte e con intagli in legno, di scuola napoletana della fine del 1700.

Castello di Carlo V

– Il castello di Carlo V domina l’acropoli. Come tutti i castelli medievali era provvisto di un ponte levatoio, poi sostituito da uno in muratura. I lavori di ammodernamento furono voluti da Carlo V, e poi realizzati concretamente nel 1541 da Don Pedro di Toledo, marchese di Villafranca, che cinse la città di una poderosa cerchia di mura per difenderla dagli attacchi dei Turchi. Le mura e i bastioni speronati ad angolo acuto consentivano di deviare i colpi dei cannoni degli assalti nemici.
– Resti della cinta muraria sulla collina a sinistra dell’Esaro.
– Località Vigna Nuova: edificio a pianta rettangolare che potrebbe essere identificato come un Heraion, per il rinvenimento di numerose catene e da piedi, che riportano al ruolo di liberatrice assunto da Hera lacinia.

 

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Museo e Parco archeologico nazionale di Capo Colonna

Il Parco, a 10 Km da Crotone, si estende per circa 50 ettari, occupando la punta più orientale del promontorio di Capo Colonna, noto nell’antichità come “Lakinion akron”. Comprende l’area archeologica, circoscritta dalle mura di età romana, una zona boschiva e a macchia mediterranea, simbolo del bosco sacro a Hera, e l’area del Museo.
Nell’area archeologica sono i resti dell’Heraion Lakinion, santuario extraurbano della colonia greca di Crotone, ancora attivo in età romana.
Luogo di culto molto venerato, noto anche per essere stato frequentato da Pitagora, nel V secolo a.C. divenne sede della Lega Italiota, confederazione a carattere politico e militare che riuniva tutti i Greci d’Occidente. Il santuario rappresentava un riferimento essenziale per la navigazione e un rifugio sicuro, di cui la dea si faceva garante. Hera proteggeva anche la natura e in particolare i bovini, che pascolavano liberamente all’interno del bosco a lei sacro.
A Capo Colonna è legata anche la figura di Annibale, che da qui ripartì per fare ritorno a Cartagine.
Il più importante edificio del santuario è il grande tempio dorico di Hera Lacinia (tempio A), presso il ciglio della falesia. Edificato intorno al 470-460 a.C., se ne conservano tracce delle fosse di fondazione e parte dello stilobate orientale con un’unica colonna superstite, divenuta emblema del Parco e del promontorio.
Nell’area sacra sono presenti i resti di un più antico luogo di culto arcaico (edificio B), da cui provengono i preziosi oggetti votivi del Tesoro di Hera, conservati nel Museo archeologico nazionale di Crotone. Realizzato all’inizio del VI secolo a.C., divenne, all’atto della fondazione del tempio A, un thesauròs (piccolo edificio per custodire le offerte).
Nelle aree circostanti il tempio si trovano i resti dell’edificio K, albergo per ospiti di riguardo, e dell’edificio H, utilizzato per i banchetti, databili al IV secolo a.C.
Nella parte settentrionale dell’area archeologica sono presenti parti di un insediamento di epoca romana, identificato con la colonia di Croto, dedotta nel 194 a.C., e numerosi altri fabbricati, tra cui tre ville baronali settecentesche, una piccola chiesa intitolata alla Madonna di Capo Colonna, con un ampio sagrato, su cui si affaccia la Torre Nao, fortificazione del XVI secolo.
Il Museo archeologico, inaugurato nel 2006, propone un percorso espositivo in tre sezioni, all’interno di ampie sale open space.
La prima sezione è dedicata all’abitato romano e propone una selezione delle principali classi ceramiche e alcuni oggetti di uso comune.
La seconda sezione accoglie i rinvenimenti effettuati nell’area del santuario e la ricostruzione di uno spaccato della copertura marmorea del tetto del tempio A.
Nella terza sezione sono esposti reperti provenienti dai fondali della costa crotonese; di particolare interesse il carico di marmi di età romana del relitto di Punta Scifo.

 

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